Si dice che le persone empatiche, che condividono le emozioni dei loro interlocutori, ne acquistino la fiducia e riescano a portarli verso di se, ottenendo risultati che difficilmente si raggiungerebbero con scontri e discussioni.
Diversi corsi e letture sulla comunicazione efficace mi portano ad avvalorare questa tesi, mi rendo conto che riuscire a provocare emozioni nell'interlocutore è lo scopo principale da raggiungere durante un colloquio o una relazione verbale.
Quindi ok, essere buoni comunicatori è importante, ma quello che mi fa arrabbiare è che alcune persone adottano in modalità distorta questo sistema: il ricatto emotivo!
Questo capita soprattutto nelle relazioni interpersonali più intime, si va dalla lacrima facile (associata esclusivamente alle donne) al vero e proprio ricatto depressivo, quando cioè ci si serve degli stati d'animo per obbligare chi sta accanto alla persona in "un momento difficile" a fare ciò che questa desidera. Chi è in difficoltà lega le persone che crede indispensabili a doppio filo, le rende prigioniere di emozioni negative e provoca l'insorgere in loro di sensi di colpa enormi, tali da impedire qualsiasi fuga.
La dinamica che ho descritto è stata la mia vita per moltissimi anni, e mi ha condizionato profondamente, sia nelle scelte che nello stile di vita, liberarmene non è stato semplice ma ad un certo punto ho deciso che era la mia vita ad aver bisogno di me e delle mie attenzioni, che una persona depressa non può essere aiutata assecondandola in ogni cosa per evitare ripercussioni su chi le sta attorno.
Una persona che utilizza ricatti emotivi va curata, e le si deve impedire di perpetrare quest'egoismo che uccide la vitalità e la personalità di chi le sta accanto.
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